Fedro e i valori trasmessi
Negli anni, seppur considerate un basso genere letterario, le favole hanno donato uno stile di vita e di
pensiero alle generazioni occidentali. Nacquero in Grecia con Esopo e si
diffusero in Italia e in nord Europa con Fedro (il quale scriveva in latino),
il compositore romano per eccellenza. Tra le sue brevi, ma celebri opere
troviamo: “il lupo e l’agnello”, “il lupo
e il cane”, “la cicala e la civetta”, “il vecchio leone” ed infine “il nibbio e le colombe”.
Qui sono riportate le favole precedentemente citate e le
loro relative analisi.
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Il lupo e l’agnello
(prima traduzione italiana dal latino, a cura di Giovanni Trombelli,
1752)
A un rio
medesmo, dalla sete spinti, l'Agnello, e 'l Lupo eran venuti. Il Lupo al fonte
più vicin; da lunge assai bevea l'Agnello: allor che ingorda fame punse il
ladron a ricercar tal rissa: perché l'acqua, a lui dice, osi turbarmi? L'Agnel
tremante: intorbidar poss'io l'onda, che dal tuo labbro al mio trascorre?
Quegli vinto dal ver: ma tu, soggiunge, fin da sei mesi con acerbi motti
m'oltraggiasti: io non era allora nato, l'Agnel risponde. Sì, riprende il Lupo;
ma ben tuo padre villanie mi disse. Così l'addenta, e ne fa ingiusto scempio.
A colui s'indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime.
A colui s'indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime.
Attraverso la favola del lupo e dell’agnello, Fedro vuole trasmettere il messaggio per cui
l’arroganza e la prepotenza del tiranno possano
prevalere sull’onestà e sulla debolezza dell’oppresso. In questo caso il lupo (tiranno) cerca in tutti i modi il
pretesto per attaccare l’agnello indifeso (oppresso) e, non trovando alcuna
giustificazione, si serve della bugia per legittimarsi ad uccidere l’agnello.
La favola insegna che il tiranno non ha bisogno di scuse per esercitare la sua
prepotenza ed arroganza nei confronti della sua vittima.
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Il lupo e il cane (traduzione moderna)
Quanto
sia dolce la libertà lo dirò brevemente. Un giorno un lupo emaciato dalla fame
incontrò un cane ben pasciuto. Fermatisi, dopo essersi salutati: "Dimmi,
come fai ad essere così bello? Con quale cibo sei ingrassato tanto? Io che sono
di gran lunga più forte, muoio di fame". Il cane schiettamente: "Puoi
stare così anche tu, se presti ugual servizio al mio padrone".
"Quale?", chiese. "La guardia della porta, la custodia della
casa dai ladri della notte". "Ma io sono pronto! Ora conduco una vita
grama sopportando nei boschi neve e piogge; quanto è più facile vivere sotto un
tetto, starsene in ozio, saziandosi di abbondante cibo!". "Vieni
dunque con me". Mentre camminano il lupo vede il collo del cane
spelacchiato dalla catena. "Amico, cos'è questo?". "Non è
niente". "Ma ti prego, dimmelo". "Dato che sembro troppo
vivace, mi legano di giorno, affinché riposi quando è chiaro e sia sveglio
quando viene la notte; al tramonto, slegato, me ne vado in giro dove voglio. Mi
danno il pane senza che lo chieda; il padrone mi getta le ossa dalla sua mensa;
gettano pezzi i servi e quel che avanza del companatico. Così, senza fatica, la
mia pancia si riempie". "Ma se ti viene voglia di andartene, è
permesso?". "Questo no", rispose. "Goditi quello che vanti,
o cane. Neanche un regno vorrei, se non sono libero".
Attraverso la favola del lupo e
del cane, Fedro vuole trasmettere il
messaggio per cui povertà e libertà sono comunque più nobili di ricchezza e
schiavitù. Il lupo infatti predilige una vita libera ma priva di qualsivoglia
ricchezza piuttosto di una vita da servo che gode di certezze. La favola
insegna che la libertà non ha prezzo. “Meglio povero e libero che ricco e schiavo”
B. Mussolini , “l’avvenire del lavoratore“
1902
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La cicala e la civetta (traduzione moderna)
Colui che non si adatta agli uomini, per lo
più è punito per la sua superbia. Una cicala faceva un duro litigio con una
civetta, poiché quella era solita cercare il cibo di notte e di girono
addormentarsi in un ramo cavo. Poiché il suo canto (della cicala) era
fastidioso, le fu chiesto di tacere ma cominciò a cantare molto più forte. Poiché di nuovo la civetta le rivolse
insulti, la cicala si adirò ancora di più.
La civetta avendo visto che non ottenere nulla e le sue parole non erano
considerate, la affrontò con una menzogna: "Poiché non mi fanno dormire i
tuoi canti, migliori dei quali neanche la cetra di Apollo può emettere,
desidero bere con te il nettare, che Pallade mi ha appena donato; se non ti dà
fastidio vieni, affinché beviamo insieme". Quella, che ardeva di sete, non appena sentì che la sua voce era
elogiata, volò bramosamente. La
civetta, uscita dalla cavità dell'albero, inseguì la cicala impaurita e le
diede la morte. Così la cicala da morta concesse ciò che da viva aveva negato.
Attraverso la favola della cicala
e della civetta, Fedro vuole trasmettere il messaggio per cui chi non vive
rispettando gli altri debba pagare per la propria irrispettosità. Infatti la
cicala, che rumoreggiando disturbava la civetta, verrà da essa uccisa. La favola
insegna che per viver in sintonia con gli altri si deve avere rispetto di
tutti.
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Il vecchio leone (traduzione moderna)
Chi perde il suo prestigio, anche il più vile
si prende gioco della sua caduta.
Sfinito dagli
anni e abbandonato dalle forze, il leone languiva a terra e covava la sua fine;
A vendicarsi contro di lui venne il cinghiale che gli sferrò un fulmineo colpo
di zanne. Poi venne il toro che con le corna micidiali trafisse il corpo del
suo nemico. L'asino, non appena vide che la fiera poteva essere aggredita
impunemente, lo colpì con un tremendo calcio nella fronte. Allora il leone,
spirando disse : << Con amarezza ho sopportato l'assalto di quei forti, ma dopo il tuo colpo, vergogna della natura, mi
sembra di morire due volte. >>
Attraverso la favola del vecchio
leone, Fedro vuole trasmettere il messaggio per cui, quando un forte cede, i
vili che prima lo temevano si scagliano su di lui inerme. Nella favola il
leone, emblema della supremazia animalistica nella giungla, una volta divenuto
impotente, viene attaccato e abbattuto da bestie che fino ad allora lo avevano
temuto. Il leone viene a mancare due volte, prima fisicamente e poi moralmente,
si sentì colpito nei suoi nobili valori dopo che vigliacche bestie lo
mortificarono e umiliarono. Viene quindi affondata oltre alla figura reale, l’onore
e il rispetto di cui fino alla morte aveva goduto. La favola insegna che spesso
i deboli si dimostrano tali finché effettivamente lo sono, ma nel momento in
cui potranno, non esiteranno a divenire ignobili sciacalli.
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Il nibbio e le
colombe (traduzione moderna)
Chi si affida ad un
uomo disonesto, mentre cerca aiuto, trova la rovina. Le colombe rifuggivano spesso il nibbio, e,
grazie alla velocità delle ali, evitavano la morte. Il nibbio rapace allora volge la sua
intelligenza all’inganno e raggira la specie inerme con siffatto tranello. Dunque si reca dalle colombe e dice: Perché conducete
una vita ansiosa e non accogliete me come re? In questo modo sarete sempre
difese da me da ogni violenza. Le
colombe credono all’infido nibbio e si affidano a lui. Ma il nibbio, appena è re, comincia a
divorare le colombe e ad esercitare il potere con gli artigli crudeli. Allora una tra le superstiti esclama così:
Veniamo giustamente punite, poiché abbiamo affidato la nostra vita ad un simile
bandito!
Attraverso la favola del nibbio e delle colombe, Fedro vuole
trasmettere il messaggio per cui i deboli che cercano sicurezza cedendosi al
tiranno, vengono “giustamente” traditi da esso. Nella favola, i colombi,
terrorizzati dal nibbio, accettano di diventare suoi sudditi. Ma appena
ufficializzata la cosa, il nibbio non esita ad uccidere tutti i colombi. L’ultimo
rimasto riconosce la propria colpa. Questa favola insegna che non ci si deve
mai fidare del tiranno, anche se da lui si è terrorizzati.
Attenzione a sottovalutare le favole e i loro insegnamenti,
riuscire a rispettarli è arduo.
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