La questione della povertà tra il XIV e il XX secolo


È da considerarsi sbagliato attribuire ad una nazione un metro di misura del benessere riconosciuto nel Pil del singolo stato. Questo perché non è tenuto conto di tanti fattori quali la salute, la speranza di vita e il livello di istruzione. Per giunta, a causa dell’assenza di dati, il calcolo del Pil risulta complesso e fuorviante poiché si tratta di una media aritmetica dei redditi di ricchi e poveri. Per comprendere il reale tenore di vita dell’individuo medio si può ricorrere, come spiegato dal professor Allen in  “Storia economica globale”, al concetto di “salario reale” ossia le condizioni economiche e del benessere che possono essere raggiunte con il guadagno individuale. Il salario reale deve essere confrontato con i prezzi dei beni di consumo e calcolando la media di questi dati si ottiene un indice. Tale indice corrisponde al “costo del mantenimento di un uomo al livello della mera sussistenza fisiologica”: in sostanza il costo minimo dei beni necessari per sopravvivere. La sussistenza è calcolata in una dieta che fornisce 1940 calorie giornaliere in un contesto quasi completamente vegetariano. La maggior parte delle calorie è fornita da cereali, pane non lievitato, legumi e burro (tipica dieta prevalente nel 1500). Un mercante olandese, Francisco Pelsaert, visitando l’India agli inizi del 1600 osservò che “nei pressi di Delhi la gente non mangia altro che un pugno di riso mescolato con legumi verdi la sera, mentre di giorno una manciata di legumi o cereali secchi”. La sua affermazione non fa che confermare che “ai lavoratori il sapore della carne era praticamente sconosciuto”. L’indice comprende anche alcuni beni diversi dagli alimenti, ossia panni per coprirsi e occasionalmente candele. 

Nel mondo l’indice variava drasticamente, in particolare in Europa se nel medioevo i lavoratori fiorentini potevano nutrirsi con il pane, alla fine del 1700 potevano permettersi solo la polenta di granturco, cereale recentemente importato dalle Americhe molto più economico del grano. La situazione era diversa per i lavoratori di Amsterdam e Londra che nel medesimo periodo recepivano un salario reale quattro volte superiore al costo della sussistenza. L’indice nel nord Europa era dunque quattro volte superiore rispetto alle città mediterranee, infatti i Londinesi nella seconda metà del 1700 avevano introdotto pane, carni e birre (relegando l’avena alla dieta del bestiame), potevano inoltre permettersi beni lussuosi come libri, specchi e tè. Agli inizi dell’ottocento il rapporto reddito/sussistenza di Londra era quasi due volte superiore rispetto ad Amsterdam e cinque volte superiore rispetto a Valencia, Firenze, Pechino e Delhi:


L’indice costruito ha avuto incidenze storiche notevolmente rilevanti non solo dal punto di vista economico e finanziario ma anche conseguenze sul benessere e sul progresso sociale. Infatti è biologicamente dimostrato che coloro i quali mangiano essenzialmente quanto basta per sopravvivere riportano un deficit staturale notevole. L’altezza media dei soldati italiani arruolati nell’esercito asburgico scese da 167 a 162 centimetri quando nella loro dieta la polenta sostituì il pane. I soldati inglesi, che avevano introdotto addirittura la carne nella loro dieta,  raggiungevano mediamente 172 centimetri. In conclusione la bassa statura dovuta alla penuria di cibo accompagna una diminuzione radicale della speranza di vita e un generale deterioramento della salute, il salario diventa dunque indice della sanità. “Il livello di sussistenza è la trappola della povertà” poiché le imprese non hanno alcun incentivo a migliorare ed accrescere i mezzi di produzione se è possibile pagare la manodopera al pari del salario reale, disinteressandosi allora del tenore di vita generale dei lavoratori. La Rivoluzione industriale, avvenuta appunto in Inghilterra, accrescendo la produttività e adottando mezzi industriali consoni, comportò un  altissimo livello dei salari, i più alti al mondo fino agli inizi del XX secolo.


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